Una battaglia (culturale) da vincere.

Strategie e cambiamento culturale nelle imprese

di Guido de Pace

Potrà non piacere, ma da sempre il mondo del business attinge da paradigmi del mondo militare: OPA ostili, strategie, conquista di quote di mercato, dazi come barriere, imprenditori in trincea e, ancora, la gerarchia e le divisioni (industriali e militari), i “condottieri”, le battaglie. Fortunatamente negli ultimi anni si sono affiancate visioni più cooperative e sistemiche per le quali “la vittoria” è tale se divisa su tutta la catena del valore, ma il parallelismo persiste. Aziende ed eserciti, hanno nei fatti un bisogno comune: avere “condottieri” e “consiglieri” capaci di interpretare la realtà, fare analisi complesse, soprattutto in contesti come quello attuale segnato da un ritorno alla conflittualità.

E nelle battaglie ci sono nemici e alleati. Winston Churchill diceva, “c’è una sola cosa peggiore che combattere una guerra coordinandosi con gli alleati: combatterla da soli!”. Ma chi sono gli alleati di aziende ed eserciti?

Il nuovo capo di stato maggiore dell’esercito italiano, Carmine Masiello, come riportato dall’interessante analisi fatta da difesaonline.it , ha preso una posizione chiara e che dovrebbe ispirare anche le aziende: nell’esercito è necessaria una “rivoluzione culturale”  da attivare insieme a soggetti esterni all’organizzazione, soggetti capaci di ampliare la visione, gli obbiettivi, il pensiero critico e il confronto.

Masiello si è presentato come un CEO: “non mi sento un capo supremo ma piuttosto un amministratore e garante di una comunità di investitori” e ha ribadito che difendere significa preservare ciò che si è costruito. Difesa, dunque, anche del patrimonio industriale, esperienziale, occupazionale del Paese.

Ma quale “nemico” ha individuato il generale Masiello? Ha individuato quella “fascia interna che blocca il rinnovamento […] quella parte di generazione entrata in una zona grigia di carriera […] che vive talvolta di rendita, che non studia e non si aggiorna”. Per questo motivo ha promosso un programma di collaborazione con le facoltà di filosofia finalizzate ad aumentare la capacità di pensiero critico degli ufficiali, della capacità di analisi e di generare strategie operative.

I correttivi avviati dal Comandante di Stato Maggiore devono far riflettere tutti: meritocrazia, decentramento, obbiettivi misurabili per lo stato maggiore, responsabilità, formazione e confronto con altre istituzioni della formazione culturale e strategica italiana. Il generale Masiello – ha detto – auspica un esercito composto da uomini capaci di pensare, di analizzare, di decidere correttamente.

E le aziende di oggi di cosa hanno bisogno? Anche loro, spesso bloccate da atteggiamenti conservativi e rendite di posizione interne (ricordiamoci le feroci battute di Sergio Marchionne sulle ferie serene della direzione FIAT quando perdeva 5 milioni di euro al giorno), devono aprirsi al mondo esterno, al confronto con liberi professionisti, consulenti con solida formazione culturale e manageriale, e perché no, nuovi collaboratori.

Ma quale compito si chiede di svolgere al consulente? Il consulente deve rendere l’azienda competitiva e desiderabile per gli investitori e per i clienti. Il bravo  consulente sa mappare tutti i paradigmi operativi, efficientarli, individuare come usare al meglio le risorse esistenti, ampliare la visione, “rimappare” se necessario il business o parte di esso, correggere situazioni di inefficienza e inefficacia e valorizzare le risorse più motivate e capaci e, infine, responsabilizzare tutti gli attori.

Il prezzo da pagare può essere un po’ di fatica iniziale: sintonizzare il codice di comunicazione, condividere obbiettivi e misurazioni, accettare il confronto; tutto ciò può generare un po’ di ansia e stress, ma con un’accezione virtuosa, perché contribuiscono ad elevare il livello qualitativo e la gratificazione nel lavoro di tutti. Un bravo team di consulenti non entra in azienda a dire come si deve fare il lavoro sulla base di teorie accademiche: entra in azienda per capire insieme all’imprenditore come fare meglio quello che si sa fare.

Non è questione di sottrarre meriti a qualcuno, ma di moltiplicarli. Una rivoluzione culturale. E una battaglia da vincere.

 

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